Domani mattina, 27 maggio 2026, sarà inaugurato il “Muro della legalità”, un intervento artistico murale sul muro dell’ex carcere di Trento, in via Brigate Acqui, realizzato nell’ambito del progetto IDEA², full-immersion di educazione civica e cittadinanza. Il progetto nasce dalla collaborazione tra il Liceo delle Arti di Trento — percorso quadriennale IDEA — l’Istituto Tecnico Economico Tambosi e il Comune di Trento, e si propone di valorizzare i principi fondanti della Costituzione italiana attraverso il linguaggio dell’arte pubblica, trasformando un luogo carico di storia in un messaggio visivo accessibile a tutta la città.
L’intervento si compone di cinque pannelli murali, ciascuno ideato e realizzato da gruppi misti di studenti dei due istituti, che hanno scelto articoli specifici della Costituzione come punto di partenza per un percorso di ricerca, riflessione e progettazione grafica.
Il primo pannello, dedicato agli articoli 1 e 4, porta la firma degli studenti Delvai, Sartori Teves, Giacomolli, Condini, Cuel e Miraka. L’opera, intitolata “L’abbraccio”, raffigura due mani che si stringono attorno a una chiave, incorniciate dal tricolore italiano. Il messaggio che accompagna l’immagine recita: “Il lavoro costruisce cittadini e inclusione: così si crea una società più sicura.” La chiave diventa simbolo di protezione e apertura al futuro, mentre il gesto delle mani evoca solidarietà e dignità del lavoro come fondamento della Repubblica.
Il secondo pannello è dedicato all’articolo 3 ed è opera di Michelon, Mattivi, Marri e Paissan. L’elaborato raffigura un gruppo di figure che, assorte nei propri schermi, rappresentano il fenomeno dell’indifferenza collettiva come principale ostacolo all’uguaglianza reale. La frase scelta dagli studenti recita: “L’uguaglianza non è un traguardo scritto sulla carta, è un sentiero che si libera ogni giorno calpestando l’indifferenza.” Il progetto grafico, sviluppato con una palette cromatica vivace e forme stilizzate, nasce da una riflessione sul secondo comma dell’articolo 3, che affida alla Repubblica il compito di rimuovere gli ostacoli che limitano di fatto la libertà dei cittadini.
Il terzo pannello prende spunto dall’articolo 5 e vede come autori Perlini, Gheser, Calliari, Apolloni, Mazzalai e Paolazzi. L’immagine rappresenta la sagoma dell’Italia sorretta da un bullone e da una chiave inglese: due strumenti che, separati, non hanno utilità, ma insieme diventano efficaci, proprio come le autonomie locali e l’unità della Repubblica. La frase sintetizza perfettamente l’intenzione: “Trasformare le divisioni in unità. Valorizzare le autonomie.” L’opera intende ricordare che l’unità della nazione non significa uniformità, ma capacità di far coesistere voci e identità diverse in un progetto comune.
Il quarto pannello è dedicato all’articolo 11 ed è firmato da Mazzurana, Scandiuzzi, Minea, Dissegna e Mattivi. L’immagine mostra del filo spinato — simbolo per eccellenza della guerra e della separazione — da cui sbocciano rose rosse, in una metamorfosi visiva che trasforma la violenza in bellezza. La frase scelta è: “La giustizia inizia quando il passato smette di essere comodo.” Il riferimento è alla capacità di affrontare la storia con coscienza critica, trasformando gli errori e le ingiustizie in strumenti di crescita etica e civile, in coerenza con il principio costituzionale del ripudio della guerra.
Il quinto pannello, infine, è dedicato agli articoli 9 e 27 ed è realizzato da Arienti, Sclauzero, Balaur, Dal Bosco, Zanuso e Dafroullah. L’opera, intitolata “La scelta”, raffigura una porta aperta in mezzo a un paesaggio naturale: non ancorata a nessuna struttura, non obbliga a percorrere una direzione precisa, ma lascia liberi di scegliere. Il messaggio che la accompagna afferma: “La bellezza del riscatto è la possibilità di fare nuova arte.” L’elaborato richiama il principio costituzionale della funzione rieducativa della pena e il valore della cultura come strumento di riscatto e rinascita personale, in un dialogo diretto con il luogo in cui l’opera è collocata: il muro di un ex carcere.
Il progetto “Muro della legalità” rappresenta un esempio significativo di come la scuola possa uscire dalle proprie aule per dialogare con il territorio, producendo cultura e bellezza negli spazi pubblici della città. La collaborazione tra indirizzi diversi — artistico e tecnico-economico — ha permesso agli studenti di integrare competenze grafiche, riflessione giuridica e sensibilità civica in un percorso autentico di cittadinanza attiva. L’intervento contribuisce inoltre a preservare e riattivare la memoria storica di un luogo simbolico di Trento, restituendolo alla comunità come spazio di significato condiviso.

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